Musei: la luce LiFi arriva al Barracco di Roma!

Il Museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” è tra i primi musei al mondo ad adottare una soluzione espositiva che include l’utilizzo della tecnologia Li-Fi.

L’obiettivo che abbiamo in comune con il Museo è quello di arricchire l’esperienza dei visitatori operando una sintesi tra il mondo fisico, quello digitale ed il patrimonio storico-culturale in allestimento.

 

Il progetto presentato, e finanziato dall’Unione Europea, prevede la realizzazione di nuove modalità di visita del Museo per cui si sta procedendo con l’installazione di diverse lampade Li-Fi, ciascuna delle quali, emanando una luce modulata, genera una LiFi Zone a cui viene associato un codice univoco. Grazie all’utilizzo di un’apposita App, diversi contenuti multimediali sono disponibili direttamente dallo smartphone dell’utente.

Il museo

Il museo Barracco è ospitato dal 1948 all’interno dello splendido edificio cinquecentesco noto col nome di Farnesina ai Baullari. La collezione del barone Giovanni Barracco è composta da 380 opere di arte sumera, egizia, greca, etrusca, romana e nel 1902 fu donata al Comune di Roma.

Nel 1899, all’interno dei sotterranei del museo, vennero fortuitamente scoperti i resti di una domus romana databile al IV secolo. Una breve descrizione è la seguente:

“Si conserva parte di un portico colonnato, realizzato con materiale di reimpiego (da notare tre capitelli tuscanici rovesciati usati come basi). I lacerti di pavimentazione conservati sono testimoni delle diverse fasi edilizie: un primo tratto, più antico, in lastre rettangolari marmoree, era preesistente al portico e mostra interessanti restauri antichi. Le pareti erano decorate con affreschi, a soggetto acquatico e terrestre, distaccati negli anni Settanta e attualmente conservati nel Museo. Le ipotesi più accreditate riconducono tali strutture sotterranee ad un edificio pubblico del Campo Marzio (gli stabula quattuor factionum ad uso delle quattro fazioni equestri che gareggiavano a Roma), mentre in una fase successiva quest’area divenne privata e fu trasformata in una domus signorile.”

Fonte: sito Sovrintendenza capitolina ai beni culturali

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